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Copertura parte prima
COPERTURA
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COPERTURA - COVER PG - English - Drama/Humor - This story takes place in Harry's fifth year. Snape must deliver a letter for Voldemort, but…– tradotto da Ulnaris de Danaan e Cuccussètte - Per tutti - Genere : Humor \ Drammatico - Snape deve consegnare una lettera per conto diVoldemort però ne succedono di tutti i colori !
Leggi qua l’originale : http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1367353
PARTE PRIMA
Ci avevano fatto l’abitudine. Il più delle volte che tornava dalle riunioni dei Mangiamorte, la McGonagall lo andava a prendere. Camminavano insieme tornando indietro verso Hogwarts e qualche volta facevano brevi conversazioni. Cinque o sei frasi non potevano essere chiamate vere e proprie conversazioni, ma lui lo apprezzava. Non avevano mai parlato di spionaggio o fatti personali, ma l’insegnamento e gli studenti erano argomenti tranquilli. Era una specie di… calmante. Non che lui lo ammettesse.
Quella sera, era presto.
Dopo una prima serata senza movimento, basata su ascolti strategici e insoddisfacenti confronti di sguardo col serpente di Voldemort – insoddisfacenti per il serpente, ovvio – Voldemort lo aveva mandato a portare una lettera a uno dei Mangiamorte di alto rango piazzati al Ministero della Magia. Grande affare. Voldemort aveva progettato incursioni sul personale del Ministero da settimane, e adesso aveva fatto la prima mossa per essere preparato. Era stato anche assai chiaro, Severus non poteva dilungarsi per questo appuntamento, e doveva fare immediatamente ritorno.
Ma se l’incursione doveva iniziare la notte stessa, doveva informare Dumbledore prima possibile, in effetti, prima di incontrare il suo contatto. Così aveva deciso di correre il rischio di Teleportarsi a Hogsmeade prima, e dare il compito alla McGonagall di radunare l’intelligence da Dumbledore. Ecco che utile spia era, pensò con amarezza Severus. Non era riuscito neppure ad aprire la lettera. Ma a sua volta, Voldemort era diventato cauto nel proteggere le sue informazioni, sul serio.
“Minerva, ci sei?” chiamò nell’attimo esatto in cui apparve.
Nessuna risposta. Controllò rapido il posto per cercare tracce del gatto. “McGonagall!” sibilò. Dannazione! Una volta che c’era bisogno della donna! Molto bene, allora. Avrebbe richiamato Edgar, il suo gufo, e le avrebbe scritto due righe. Evocò carta e calamaio, prese a scrivere e… gli mancava qualcosa di importante. Qualcosa di cui si era appena accorto. Dio, quanto odiava non capire! Da quando aveva ripreso la sua attività di agente segreto perdeva la concentrazione con tanta facilità. Non aveva mai avuto a che fare con questa carenza di memoria, prima di adesso, dimenticandosi cose, appisolandosi alle riunioni dei professori, perdendo per strada indizi nonostante i rimbrotti sarcastici e pensando lento.
Si guardò attorno un’altra volta, in cerca di quello che poteva aver lasciato perdere. Era dietro un cespuglio, un poco nascosto, ma ben riconoscibile. Come poteva aver sorvolato su quel particolare! C’era sangue sulla neve – e pelliccia.
Lo fissò per mancanza di idee su cosa altro fare. Così, la McGonagall era stata lì. Cercò di concentrarsi di nuovo e sentì il cuore pulsargli troppo rapido, cosa che non lo aiutava davvero. Comunque ce la fece a vedere delle orme. Due di esse, se ne andavano dalla città per inoltrarsi nella Foresta Proibita.
Senza pensarci su due volte, prese a correre e si fermò di colpo, con l’occhio alle sue tracce. Non poteva seguirla. Doveva portare quella lettera a Londra prima che Voldmort lo scoprisse – cosa assai probabile. Edgar poteva portare quel messaggio a Hogwarts e loro avrebbero potuto cercare la McGonagall. Non poteva rischiare di rovinarsi la copertura per nessun motivo. Non aveva tempo. Non poteva… lasciare che le accadesse qualcosa.
Riprese a correre. Doveva trovare un modo di nascondere tutto, più tardi.
Così Severus si fece strada attraverso la neve, stringendo stretta la lettera nella mano pallida.
******
Minerva finì l’ultima tazza di caffè della giornata. Era sempre un po’ in ritardo, ma nemmeno Snape era mai puntuale, perlomeno per queste occasioni particolari. Così s’era concessa il tempo per pulire il piatto e riporre le sue carte, sorridente e concentrata su sé stessa. Oggi Longbottom aveva avuto un’altra crisi a trasfigurazioni. Decise che sarebbe stato l’argomento perfetto per stuzzicare Severus. Il sorriso divenne malizioso, immaginando lo sguardo sul suo viso e la voce che avrebbe di certo sbuffato. Dieci punti dal Grifondoro!
Cinque minuti dopo un gatto soriano lasciò Hogwarts e avanò nella neve gelata fin a Hogsmeade. Non aveva detto ad anima viva dei suoi incontri notturni con il capo Casa dei Serpeverde, e intendeva continuare ad agire così. Non che lei, comunque, potesse comprendere del tutto cosa comportasse essere una spia su Voldemort; ma non aveva mai avuto prima esperienze di affari segreti. Era qualcosa al di fuori del comportamento abiutuale. Era eccitante. Ovvio, una parte di lei era sempre assai preoccupata, e lei si ostinava ad ignorarla.
Rallentò, non le piaceva dare l’impressione di essere sovraeccitata o –
Si raggelò. Il naso da gatto aveva colto l’odore di sangue fresco. Si concentrò su quell’aroma, e lo seguì con attenzione; andava in direzione del punto di incontro. Cercò di calmarsi; tutte le volte che attendeva Snape era atterrita dall’idea che potesse essergli successo qualcosa del genere- che potesse tornare ferito, o non tornare affatto. No. Si trattenne dal seguire più a lungo un simile pensiero.
Quando giunse, lo scenario non era quello che aveva temuto. Il sangue non era di Snape e il batticuore rallentò. Puzzava di sangue di animale e c’era del pelo e due paia di piccole impronte; Snape di certo aveva seguito la traccia. Si incupì. Ma perché? Cosa stava pensando? Riguardò le impronte. Buon signore, non avrà mica pensato che siano le mie? Scosse la testa incredula. Bene, la Foresta Proibita era lì davanti. Come minimo, lui non era ferito e con le impronte chiare come erano quelle nella neve, non le sarebbe stato difficile raggiungerlo.

*******
Sentiva molto freddo. Ed era bagnato. E quell’albero era davvero molto alto. Davvero non voleva doversi arrampicare, così prima provò a gridare.
“McGonagall! Sei lassù?” Ascoltò con molta attenzione, però poté sentire solo il battere dei suoi denti.
“Sono qua di passaggio, così, perché non te ne salti giù che ti prendo?”
Dannazione, non serviva a niente. Eppure qualcosa si era arrampicato sull’albero. C’erano unghiate ovunque sul tronco, e le tracce non proseguivano, così…
“Minerva?”
Alla fine un lungo ringhiare gli rispose. Non era il suono che si era atteso da un micio: dopotutto, era la McGonagall.
“Oh, scendi giù! I gatti hanno paura dell’altezza, non è vero?” Quelli forse erano i cani, ma chi lo poteva dire…
Protese le braccia e – fu distratto da qualcosa che si strofinava contro la gamba. Guardò giù. Una piccola volpe arruffata guardò indietro e iniziò a guaire contro la sua veste; apparentemente tentava di ottenere la sua attenzione. Era macchiata di sangue e sembrava piuttosto… indignata. Conosceva quel genere di espressione. La volpe aveva pure una coda troppo grossa e cespugliosa; la pelliccia pareva increspata. Oh, no, non c’era altra possibilità che fosse…
Severus passò alla ‘modalità insegnante ’ con velocità incredibile, non più preoccupato di dover nascondere la rabbia.
“Granger! Che stai facendo qua?” tuonò. Sarebbe apparso più intimidatorio, se non avesse avuto ancora le braccia sollevate in alto. “Sei espulsa! E non cercare di dirmi che non ti sei accorta di essere rimasta fuori dalla scuola, passato il coprifuoco. Scommetto che non è parte del tuo addestramento da Animagus. Stai cercando di farti ammazzare, sciocca ragazzina? Se è così – ti posso essere d’aiuto. Tu, di tutti gli studenti, dovresti avereabbastanza cervello da… Smettila di biascicare addosso a me!”
Hermione fece una smorfia.
“Che cosa è?” guardò in alto. Qualcosa cadde giù. Afferrò la volpe ed estrasse la bacchette in un solo rapido e riuscì a levarsi di mezzo in tempo.
In una frazione di secondo una parte del suo cervello identificò la cosa come un Predatore. Una creatura con la capacità di assumere la stessa taglia della vittima. Era veloce e letale, e aveva la stessa taglia del Professor Snape- ed era atterrato a distanza troppo ravvicinata perché potesse tirare a bruciapelo. Una zampa saettò per attaccare e Severus svelto si voltò, coprendo la volpe.
Gli artigli squarciarono gli abiti e la carne lungo la schiena; a malapena se ne accorse. Chiuse gli occhi. “Lumos Solaris!” Balzò indietro portandosi fuori tiro e si girò per finire la magia da una distanza di sicurezza. Il Predatore venne accecato ma aggredì con furia, protendendo le zampe. Severus era sul punto di lanciare un incantesimo stordente quando la creatura saltò. La maledizione colse il Predatore a mezz’aria, però nemmeno ci fece caso. Piombò addosso a Severus a tutta forza, scagliandolo a terra e facendolo scivolare sulla neve fino a quando un albero non lo fermò. La Granger gettò un gemito acuto – e Severus sentì i suoi artigli bucargli il braccio. Agì di istinto. “Avara Kedavra!”
Il predatore morì ancor prima di toccare il terreno.
Gli ci volle quasi un minuto prima di potersi rimettere in piedi. Non gettò una seconda occhiata alla creatura, cercando di ignorare che aveva fatto uso di una Implacabile. Lasciò la presa stretta, forse dolorosa, sulla volpe e rapido ispezionò le ferite della Granger. Erano tutti piccoli tagli. Era stata troppo fortunata, a parere suo. Lei gli gettò uno sguardo di accusa, come se potesse leggere i pensieri.
“Granger, trasformati all’istante,” disse gelido e la Granger si lamentò.
“Non può,” venne una voce dietro di sé.
Lui si volse ruotando su sé stesso, preso di sorpresa.
“Severus, in nome del cielo, che cosa è successo qui?” La McGonagall sembrava del tutto sorpresa. Fissava il Predatore morto e poi lui. In altre circostanze la sua faccia incredula lo avrebbe colpito.
Severus raccolse la volpe ed avanzò verso Minerva.”Se fosse stata nella mia Casa…” disse secco, porgendole la volpe. Non riuscì a finire il rimprovero. Ebbe appena tempo di pensare che quella ferita alla schiena poteva essere abbastanza profonda per farlo svenire – che svenne per davvero.
***********
Severus sedette e vide la Granger seduta su un ciocco. Era stata ritrasformata e aveva un aspetto pietoso oltre ogni dire. Questo perlomeno se l’era meritato.
“Quanto – quanto sono stato fuori combattimento, esattamente ?”
“Non so esattamente,” scattò Minerva. Era di pessimo umore, delusa parecchio da Hermione, e Snape era ferito. Per non dover dire della creatura morta di cui avrebbero dovuto dare spiegazioni.
“Penso che sei rimasto svenuto per tre quarti d’ora. Hai perso parecchio sangue e credo che sarebbe meglio che riposassi per un po’ prima che-“ Fu interrotta da Severus che era impallidito quanto un cadavere. “Severus, ma stai bene?”
“Devo andare,” gracchiò.
“Andare? Andare dove? Per fare cosa?”
All’improvviso esplose in frenesia. Evocò una nuova veste e fece un incantesimo pulente per liberarsi dal sangue. Poi lanciò un altro incanto curativo di cui mai Minerva aveva sentito parlare fino a quel momento. Strinse le labbra. Altra Magia Oscura davanti a una studentessa.
“Porta indietro la Signorina Granger,” le ordinò breve, guardandosi attorno confuso. “Quanto siamo lontani da Hogsmeade? Siamo in una zona che appartiene ai terreni di Hogwarts?”
Minerva era indignata. “Dovresti sapere che meglio di me… e non andrò da nessuna parte finché non me lo dici –“
“Finiscila. Ne discutemmo una volta e non ho intenzione di ripetere. Tu - “ si fermò. Qualcosa era scivolato di nuovo nella sua mente. O dalla sua mano. Gli si seccò la bocca.
“Dove sta la lettera?”
“Che lettera?”
“La lettera da, lo sai… quella che si supponeva avrei…”
Severus si coprì il volto con le mani. Doveva calmarsi e schiarirsi la testa. Aveva la lettera in mano quando era venuto lì. Quando poi… ovvio. Teneva una volpe in una mano e la sua bacchetta nell’altra, non c’era molto spazio per altre cose. Si raddrizzò e prese a cercare.
“Lumos!”
Minerva non era una mente torpida e vedendo Snape sull’orlo dell, beh --- dell’esplosione, le diede parecchi buoni indizi.”Signorina Granger,” disse lenta, “Sarà meglio aiutare il Professor Snape a trovare la sua lettera.”
Ci mise quello che gli sembrò un anno per trovarla. E fu grazie al suggerimento della Granger di cercare sotto il Predatore che ce la fece.
Minerva sollevò la lettera e scrutò l’indirizzo. “Dimmi che non è quello che penso.”
Lui gliela strappò dalle mani. “Lo è. E devo consegnarla. Non mi intralciare!”
“Ma… non sei assai in ritardo per quella?” sbuffò Minerva, perdendo la sua compostezza rigida. “Lo saprà! Non puoi tornate!”
Severus cercò di ignorarla. E cercò di ignorare che era spaventato. Prese ad arretrare, scostandosi dall’ improvvisa apprensione della McGonagall, quando lei all’improvviso lo agguantò per le spalle trattenendolo stretto.
“Mi stai ascoltando?”
“Sì! Ma non posso restare. Non posso tirare via così la mia copertura. Non- Non posso proprio.”
“Verrai ucciso”E’ quello che –“
“No,” gemette, afferrandole i polsi. “Togliti!” La spinse indietro, forte. Lei sbatté contro l’albero e Severus poté vedere il suo ritrarsi.
“Ma cosa stai facendo?” gridò Hermione. “Vai via da lei!”
“Va tutto bene, signorina Granger,”Minerva indurì la voce. “Resta indietro.”
“Ma –“
“Fai quello che ti dico!” Il dolore la faceva ansimare. Guardò vacua Snape, che non si era mosso di un millimetro, e notò la strana espressione sul suo volto.
“Minerva…”
“Ti prego, non andare. Non devi fare questo."
Lui non voleva. Voleva andare a casa. Ma quello era semplice. E le cose semplici non sono sempre quelle giuste. Non per lui, comunque. Si schiarì la gola. “Signorina Granger, per favore illuminaci con la tua saggezza. Sembra che siamo andati di fuori. Dove –“
“Devi andare… circa mezzo miglio nella direzione da cui sei venuto. Allora sarai fuori dai terreni di Hogwarts.” Lo fissò.” Ti ci vorrà circa cinque minuti per arrivare là, e dieci in più per raggiungere Hogsmeade – se corri.”
copertura parte seconda
PARTE SECONDA
“Ho preparato la cioccolata calda.”
“Grazie, Albus,” disse con orgoglio Minerva. Alzò lo sguardo sul preside che sedava sul bordo della scrivania, e la guardava diretto.
“Sono lieto che alla fine sei venuta da me,” cominciò il discorso, che inevitabilmente divenne un sermone. Lei si sentì come una ragazzina, pensandoci.
“Sebbene avrei preferito sapere tutto questo assai prima. E –“
“Lo so!” sospirò Minerva. “Mi dispiace così tanto, Albus. E’ stato tutto un grosso errore.”
Albus sollevò un sopracciglio. “E cosa sarebbe quel ‘tutto’?”
“Non mi sarei mai dovuta immischiare negli affari di Severus, per iniziare. Era una cosa sciocca e immatura da fare.”
“Immatura?”
“Lui appariva così - … e mi sembrò una scelta razionale allora.”
“Razionale?”
“Ti prego, smettila…”
“Ecco, non sono proprio le parole che avrei scelto.”
“E’ solo – è tutta colpa mia. Voglio dire, non serviva a niente, no? Ho messo Severus e ma in pericolo, e l’intera scuola. Immagina solo se un vero Mangiamorte si fosse mostrato in giro, di notte…”
“Ho paura che questo sia vero, Minerva. Ma non pensi che ci sia qualcosa di più da- “
Lei si sedette di scatto, interrompendolo. “E così cosa intendi fare?”
“Io? Che posso fare? Sottrarre punti dalle vostre Case?”
“Non è quello che intendevo. Avresti potuto dirmi di non …”
“Cosa?”
“Non so.” Ricadde nella poltrona. Adesso si sentiva… vecchia.
Albus le prese la tazza finita a metà dalle sue mani. “Perché non vai e provi a dormire un po’? Ti informerò quando tornerà.”
“Se tornerà. Se.”
“Quando tornerà, Minerva. Mi dispiace di non poter fare molto di più per adesso, per entrambi voi. Ma non dovresti mai sottovalutare le capacità di Severus di … adattarsi.”
“Oh, Albus, non so cosa fare in tutta questa storia. Per una volta tanto, non potresti darmi dei consigli? Sono sfinita di cercare di trovare da sola tutte le risposte.”
“Ah!” Fece una pausa pensierosa, e le diede uno dei suoi sorrisi da ‘ecco, ora sei venuta al dunque’.
“Penso di sapere alla perfezione quello che intendi, Minerva. E se proprio insisti, proverò e cercherò di farlo sembrare come un semplice consiglio. Per alcune persone, risolvere le cose per conto proprio può essere una soma troppo pesante deportare, non credi? Così cerca di guardare dietro a quello che hai appena detto, e non ci sarà bisogno che ti dica cosa fare.”
***********
“Mors Regis!”
gridò la parola d’ordine e entrò nel santuario interno del quartier generale di Voldemort. Le porte per l’ufficio di Voldemort - se lo si poteva definir tale - erano chiuse e così Severus attese di venir convocato. Il suo cervello stava cercando frenetico inondandolo con tutti i generi di scuse sciocche e storie raffazzonate di come era stato ritardato o magicamente mal indirizzato, catturato da degli Auror o Puah! Ogni nuova idea appariva stupida e incredibile più della precedente.
In effetti non poteva pensare a nessuna spiegazione possibile per il suo fallimento nel recapitare la lettera. Dopo che aveva lasciato la Foresta Proibita, era arrivato in ritardo di un’ora al suo appuntamento, e il suo contatto non s’era preoccupato di aspettarlo, il che non era troppo sorprendente. Così aveva riportato indietro la lettera, e a sua volta, Voldemort voleva vederlo. Ancora – nessuna sorpresa. Quello che era apparso strano, gli venne in mente, era il modo in cui gli altri Mangiamorte si erano comportati attorno a lui, dopo che era arrivato. Gli erano apparsi… in qualche modo sollevati di averlo rivisto, e questo non era proprio quanto si era atteso. Respinse via quel pensiero, ma non lo allontanò troppo – forse se ne sarebbe dovuto ricordare più tardi – e cercò di concentrarsi di nuovo sul suo alibi. Ci doveva essere qualcosa che poteva usare.
All’improvviso sentì movimenti e voci fuori dall’entrata nascosta e sentì il sudore scorrere lungo la schiena. Parecchi pensieri si rincorsero nella sua testa – che era tutta colpa sua, che l’aveva ferita, che prima di tutto, era stato un maledetto stupido a lasciare che qualcuno interferisse con le sue preoccupazioni; e che non aveva indicato ad Albus chi lo avrebbe rimpiazzato come capo Casa - - quando la porta venne aperta di colpo e si avvicinò Lucius Malfoy; e per poco Severus non restò stecchito sul colpo.
“Severus!”gli mise un braccio attorno alle spalle. Così, prima se la sarebbero spassata.
“Lucius.”
“Oh, per favore non dirmi ‘Lucius’ con quella voce così. Ce l’ hai fatta! E come vedo, senza perdere la lettera e senza nemmeno il naso ammaccato. Bene. Lo sapevo che li avresti sistemati !”
Severus era paralizzato. Cercò di far arrivare la sua mente a quello che poteva significare quanto Malfoy aveva detto, e resistette all’esigenza di sparar domande come “Ce l’ ho fatta cosa?” o “Chi sono riuscito a sistemare?” o “Di cosa stai parlando?” e piuttosto se ne rimase zitto.
“Comunque mi sembri un po’ scosso,” proseguì Lucius, apparendo assai poco distratto dalla mancanza di risposta dell’amico.
E poi i pensieri di Severus divennero perfettamente chiari – forse per la prima volta in quella giornata. Qualcosa era accaduto mentre era fuori nel bosco. Qualcosa di inatteso. Qualcosa per cui Lucius e gli altri, e sperando anche Voldemort, avrebbero voluto che lui fosse scampato… con la lettera. Cacciò una smorfia sul viso.
“Oh, vieni.” Gli occhi grigi di Lucius ammiccavano di curiosità. “C’era più di una dozzina di Auror che ti aspettava!”
Severus scostò il braccio di Lucius. Gli parve meglio essere più capace di muoversi.
“Io… li ho visti prima che loro vedessero me, immagino,” riuscì a dire, sebbene con un’insolita voce in sussurro.
“Così, sei solo stato fortunato?”
“Loro, sono stati fortunati.”
Lucius rise forte, compiaciuto dell’improvvisazione di Severus. “Ecco cosa volevo sentire. Ma abbiamo davvero una situazione problematica, lo sai. E quella non è davvero divertente.
Severus gli dette un’occhiata decisa, e Lucius continuò ad avanzare.
“Qualcuno stava passando informazioni al Ministero, e da qui, l’imboscata. Sanno tutto! Potresti crederci?” Diede in un sospiro esasperato. “Sono riusciti a intercettareil nostro Informatore del Ministro – sta iniziando a marcire in Azkaban proprio adesso. E Sua Signoria… diciamo che non l’ha presa bene. Voglio dire, entrambi sappiamo che qualcuno da tempo ci sta spiando , ma questa di cui parliamo era un’informazione riservata. Solo poche persone lo sapevano prima di darti il compito di portare la lettera. E quasi nell’istante che tu ti Teleportasti, il punto dell’incontro venne attaccato.
Severus rimase agghiacciato sul posto e cercò di digerire quello che aveva appena sentito e a cui non riusciva a credere. Mentre stava cercando di spifferare le informazioni a Dumbledore, cera stata- cosa? Un’altra spia? Chi? Perché? E come aveva fatto questa spia araggiungere informazioni a cui lui stesso non era arrivato? Questo era semplicemente… impossibile!
Lucius piegò la testa. “Ah, vedo che ci stai pensando. Hai qualche idea su chi può averlo fatto? Poteva esser stato Nott, penso. E’ strano.”
Ma prima che Severus potesse solo pensare a una risposta per quella domanda, la porta della sala di Voldemort si aprì senza un suono. Severus prese subito ad andare e Lucius lo accompagnò..
La stanza era fredda e piuttosto buia; la voce dal timbro acuto di voldemort sembrava provenire nello stesso momento da tutte le direzioni.
“Assumo che Lucius ti abbia già detto?”
“Sì, mio Signore.”
“Hai riportato indietro la mia lettera?”
“Sì.”
“Dimmi.”
“Mi sono teleportato in diverse locazioni per mascherare la mia traccia. Ho atteso un po’ di tempo prima di fare l’ultimo salto, per essere certo di non venire seguito.
“Ed eri stato seguito?”
“No.”
“Molto bene. Lucius, c’è altro?”
“Mi dispiace, mio signore. Crabble sta cercando di mettere tutto a posto, ma c’è confusione stanotte al Ministero e senza persona di contatto rimasta là…”
“Risparmiami i dettagli. Puoi andare. Severus… Resta.”
Lucius si incupì ma non disse nulla. Si voltò per andare e le porte si chiusero dietro di lui.
“Mio signore?”
“C’è nulla che vuoi dirmi, Severus?”
Davvero non c’era niente, ma forse confessare una parte di quanto era accaduto per davvero avrebbe reso l’intera storia più convincente. E se Voldemort avesse deciso di controllare la differenti locazioni che aveva menzionato senza specificare…
“Mi sono Teleportato a Hogsmeade. Lo so che è un errore. Non avrei dovuto scegliere quel posto.”
“Sì. Infatti.”
Voldemort fece una pausa e il cuore di Severus prese a battere così forte da far male. Resistette alla necessità di cacciare altre scuse. Davvero non voleva apparire disperato.
“Sei sicuro almeno che nessuno abbia seguito le tue tracce al ritorno?”
“Sì.”
Un altro lungo momento di silenzio e Severus era terrorizzato dalla successiva domanda di Voldemort.

“Voglio sapere la tua opinione. Chi pensi che mi stia tradendo?”
Lui lo sapeva. Voldemort lo stava sospettando. Da tempo. Pensò rapido a tirare fuori qualche nome per allontanare i sospetti da sé. Ma quello lo avrebbe reso più sospettoso che mai…
“Di certo non è Nott,” disse con una smorfia. “Non potrebbe dire bugie nemmeno a un cieco e sordo senza venire scoperto.”
“Che dici di Lucius?”
Severus quasi balbettò. “No!” gridò, e poi si morse la lingua, stupefatto dalla sua reazione istintiva.
“Ne sei certo? Deve essere qualcuno vicino a me.”
Severus pensò ancora a una diversione. Era tentato. Lucius non era suo amico. Non più. Non un amico vero… ma allora non c’era problema, o c’era?
“Sì, sono certo. Non c’è nessuno più leale di Lucius.” E poi comprese. “Ma quello lo sai, no? Perché mai me lo chiedi?”
Voldemort si alzò dal suo scranno e prese a muoversi verso di lui, ma si trattenne. Severus poté notare una contrazione nel viso del Signore Oscuro. “Ero curioso di vedere la tua reazione, tutto qui. Ora puoi andare.”
Severus uscì dalla stanza, e sperò che Voldemort non lo avesse visto impallidire così tanto. Lucius stava aspettandolo fuori, ma Severus lo lasciò là in piedi e non smise di camminare fino a quando non uscì dall’edificio e non poté Teleportarsi.
*****************
Rimase in piedi parecchi minuti davanti alla porta di lei.
Dumbledore gli aveva fatto il suo bel discorso ma a malapena ne ricordava i particolari. Sapeva di essersi scordato di fare la richiesta di espulsione della Granger, ma non era quello che davvero gli importava. Ovvio aveva detto al preside dell’altra spia. Ricordava senza dubbio lo sguardo confuso sul volto di Dumbledore, il che parlava da solo. Appena Dumbledore ricordò la McGonagall, Severus aveva deciso di chiudere la conversazione. Non voleva che Dumbledore sapesse come si sentiva a riguardo dell’intera faccenda. Un po’ perché lui stesso non lo sapeva, e un po’ perché era arrabbiato per quanto era stato ignaro del pericolo in cui aveva messo chiunque non volesse lasciarlo solo nella sua missione. Dumbledore, come sempre, non gli aveva dato alcun ordine diretto, ma Severus aveva deciso di dire alla McGonagall che non ci sarebbero stati altri incontri futuri.
Bussò, e la porta venne aperta prima che potesse solo abbassar la amno. L’espressione sul volto della McGonagall era rigida.
Severus fece il paio con quella faccia.
“Volevo solo essere sicura che tu non eri… che stai bene.”
“Sto bene.”
“Meglio.”
I secondi passarono e il silenzio divenne pesante mentre lei se ne stava in piedi sulla soglia.
“Posso entrare?” le chiese, pentendosene all’istante. Non era quello che aveva progettato di dirle. Voleva rendere il momento più veloce e semplice poteva.
“E’ tardi.”
“Sì, lo so. E’ meglio che me ne vada. Buona-“
Lei gli troncò il discorso a metà e tornò nella stanza, lasciando la porta aperta. “Ho fatto del caffè,” disse, senza voltarsi.
Severus poté vederla arretrare in un’altra stanza e sentì un fischio di sottofondo.
“Pensavo volessi entrare?” schioccò dal dentro la voce di Minerva. “Non fare tante storie adesso! Fai entrare tutto il freddo.”
Severus sospirò. “Allora bevo il mio caffè,” le disse sempre restando sulla porta.
Minerva sporse la testa fuori dalla cucina. “Allora? Ho sempre sospettato che tu fossi del tipo con-molto-zucchero.” Gli diede uno sguardo di sfida e lui lo rese.
“Lo sai, Minerva, qualche volta le cose sono proprio come appaiono.”
-------------------------------- F I N E --------------------------------
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ASPETTATE, ASPETTATE…. Nel frattempo, nella Sala Comune del Grifondoro:
“Lo hai preso?”
“No. Sono stata inseguita da alcune creature che hanno provato a uccidermi.”
“Cosa?!”
“E’ stato orribile! La prossima volta ci vai tu, Ron.”
“Ma non so trasformarmi in una volpe.”
“E io non so ritrasformarmi in un umano. Non lo farò mai più prima di finire l’addestramento. Mi ha del tutto sconvolto. Ho quasi -“
“Cosa è successo?”
“Non posso dirtelo.”
“Cosa? Perché?”
“Dumbledore mi ha fatto giurare il silenzio.”
“E lui cosa c’entra? E perché tanta segretezza?”
“Questo è quanto non posso dirti, non mi stai ascoltando? Lui e la McGonagall mi hanno meso in punizione per il resto del trimestre. Per non dire dei punti levati, adesso non potrò più divenare Prefetto.”
“Oh, Hermione! Questo non è certo il nostro peggiore problema. Se non rimedi gli ingredienti, non potremo fare la pozione.”
“Non me lo dire.”
“Allora?”
“Fammi pensare! Forse… potremo chiedere a Snape.”
“Ehm… ancora?”
“No. Fidati di me. Posso non diventare Prefetto mai più, ma come minimo sono bene informata!”
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