copertura parte seconda
PARTE SECONDA
“Ho preparato la cioccolata calda.”
“Grazie, Albus,” disse con orgoglio Minerva. Alzò lo sguardo sul preside che sedava sul bordo della scrivania, e la guardava diretto.
“Sono lieto che alla fine sei venuta da me,” cominciò il discorso, che inevitabilmente divenne un sermone. Lei si sentì come una ragazzina, pensandoci.
“Sebbene avrei preferito sapere tutto questo assai prima. E –“
“Lo so!” sospirò Minerva. “Mi dispiace così tanto, Albus. E’ stato tutto un grosso errore.”
Albus sollevò un sopracciglio. “E cosa sarebbe quel ‘tutto’?”
“Non mi sarei mai dovuta immischiare negli affari di Severus, per iniziare. Era una cosa sciocca e immatura da fare.”
“Immatura?”
“Lui appariva così - … e mi sembrò una scelta razionale allora.”
“Razionale?”
“Ti prego, smettila…”
“Ecco, non sono proprio le parole che avrei scelto.”
“E’ solo – è tutta colpa mia. Voglio dire, non serviva a niente, no? Ho messo Severus e ma in pericolo, e l’intera scuola. Immagina solo se un vero Mangiamorte si fosse mostrato in giro, di notte…”
“Ho paura che questo sia vero, Minerva. Ma non pensi che ci sia qualcosa di più da- “
Lei si sedette di scatto, interrompendolo. “E così cosa intendi fare?”
“Io? Che posso fare? Sottrarre punti dalle vostre Case?”
“Non è quello che intendevo. Avresti potuto dirmi di non …”
“Cosa?”
“Non so.” Ricadde nella poltrona. Adesso si sentiva… vecchia.
Albus le prese la tazza finita a metà dalle sue mani. “Perché non vai e provi a dormire un po’? Ti informerò quando tornerà.”
“Se tornerà. Se.”
“Quando tornerà, Minerva. Mi dispiace di non poter fare molto di più per adesso, per entrambi voi. Ma non dovresti mai sottovalutare le capacità di Severus di … adattarsi.”
“Oh, Albus, non so cosa fare in tutta questa storia. Per una volta tanto, non potresti darmi dei consigli? Sono sfinita di cercare di trovare da sola tutte le risposte.”
“Ah!” Fece una pausa pensierosa, e le diede uno dei suoi sorrisi da ‘ecco, ora sei venuta al dunque’.
“Penso di sapere alla perfezione quello che intendi, Minerva. E se proprio insisti, proverò e cercherò di farlo sembrare come un semplice consiglio. Per alcune persone, risolvere le cose per conto proprio può essere una soma troppo pesante deportare, non credi? Così cerca di guardare dietro a quello che hai appena detto, e non ci sarà bisogno che ti dica cosa fare.”
***********
“Mors Regis!”
gridò la parola d’ordine e entrò nel santuario interno del quartier generale di Voldemort. Le porte per l’ufficio di Voldemort - se lo si poteva definir tale - erano chiuse e così Severus attese di venir convocato. Il suo cervello stava cercando frenetico inondandolo con tutti i generi di scuse sciocche e storie raffazzonate di come era stato ritardato o magicamente mal indirizzato, catturato da degli Auror o Puah! Ogni nuova idea appariva stupida e incredibile più della precedente.
In effetti non poteva pensare a nessuna spiegazione possibile per il suo fallimento nel recapitare la lettera. Dopo che aveva lasciato la Foresta Proibita, era arrivato in ritardo di un’ora al suo appuntamento, e il suo contatto non s’era preoccupato di aspettarlo, il che non era troppo sorprendente. Così aveva riportato indietro la lettera, e a sua volta, Voldemort voleva vederlo. Ancora – nessuna sorpresa. Quello che era apparso strano, gli venne in mente, era il modo in cui gli altri Mangiamorte si erano comportati attorno a lui, dopo che era arrivato. Gli erano apparsi… in qualche modo sollevati di averlo rivisto, e questo non era proprio quanto si era atteso. Respinse via quel pensiero, ma non lo allontanò troppo – forse se ne sarebbe dovuto ricordare più tardi – e cercò di concentrarsi di nuovo sul suo alibi. Ci doveva essere qualcosa che poteva usare.
All’improvviso sentì movimenti e voci fuori dall’entrata nascosta e sentì il sudore scorrere lungo la schiena. Parecchi pensieri si rincorsero nella sua testa – che era tutta colpa sua, che l’aveva ferita, che prima di tutto, era stato un maledetto stupido a lasciare che qualcuno interferisse con le sue preoccupazioni; e che non aveva indicato ad Albus chi lo avrebbe rimpiazzato come capo Casa - - quando la porta venne aperta di colpo e si avvicinò Lucius Malfoy; e per poco Severus non restò stecchito sul colpo.
“Severus!”gli mise un braccio attorno alle spalle. Così, prima se la sarebbero spassata.
“Lucius.”
“Oh, per favore non dirmi ‘Lucius’ con quella voce così. Ce l’ hai fatta! E come vedo, senza perdere la lettera e senza nemmeno il naso ammaccato. Bene. Lo sapevo che li avresti sistemati !”
Severus era paralizzato. Cercò di far arrivare la sua mente a quello che poteva significare quanto Malfoy aveva detto, e resistette all’esigenza di sparar domande come “Ce l’ ho fatta cosa?” o “Chi sono riuscito a sistemare?” o “Di cosa stai parlando?” e piuttosto se ne rimase zitto.
“Comunque mi sembri un po’ scosso,” proseguì Lucius, apparendo assai poco distratto dalla mancanza di risposta dell’amico.
E poi i pensieri di Severus divennero perfettamente chiari – forse per la prima volta in quella giornata. Qualcosa era accaduto mentre era fuori nel bosco. Qualcosa di inatteso. Qualcosa per cui Lucius e gli altri, e sperando anche Voldemort, avrebbero voluto che lui fosse scampato… con la lettera. Cacciò una smorfia sul viso.
“Oh, vieni.” Gli occhi grigi di Lucius ammiccavano di curiosità. “C’era più di una dozzina di Auror che ti aspettava!”
Severus scostò il braccio di Lucius. Gli parve meglio essere più capace di muoversi.
“Io… li ho visti prima che loro vedessero me, immagino,” riuscì a dire, sebbene con un’insolita voce in sussurro.
“Così, sei solo stato fortunato?”
“Loro, sono stati fortunati.”
Lucius rise forte, compiaciuto dell’improvvisazione di Severus. “Ecco cosa volevo sentire. Ma abbiamo davvero una situazione problematica, lo sai. E quella non è davvero divertente.
Severus gli dette un’occhiata decisa, e Lucius continuò ad avanzare.
“Qualcuno stava passando informazioni al Ministero, e da qui, l’imboscata. Sanno tutto! Potresti crederci?” Diede in un sospiro esasperato. “Sono riusciti a intercettareil nostro Informatore del Ministro – sta iniziando a marcire in Azkaban proprio adesso. E Sua Signoria… diciamo che non l’ha presa bene. Voglio dire, entrambi sappiamo che qualcuno da tempo ci sta spiando , ma questa di cui parliamo era un’informazione riservata. Solo poche persone lo sapevano prima di darti il compito di portare la lettera. E quasi nell’istante che tu ti Teleportasti, il punto dell’incontro venne attaccato.
Severus rimase agghiacciato sul posto e cercò di digerire quello che aveva appena sentito e a cui non riusciva a credere. Mentre stava cercando di spifferare le informazioni a Dumbledore, cera stata- cosa? Un’altra spia? Chi? Perché? E come aveva fatto questa spia araggiungere informazioni a cui lui stesso non era arrivato? Questo era semplicemente… impossibile!
Lucius piegò la testa. “Ah, vedo che ci stai pensando. Hai qualche idea su chi può averlo fatto? Poteva esser stato Nott, penso. E’ strano.”
Ma prima che Severus potesse solo pensare a una risposta per quella domanda, la porta della sala di Voldemort si aprì senza un suono. Severus prese subito ad andare e Lucius lo accompagnò..
La stanza era fredda e piuttosto buia; la voce dal timbro acuto di voldemort sembrava provenire nello stesso momento da tutte le direzioni.
“Assumo che Lucius ti abbia già detto?”
“Sì, mio Signore.”
“Hai riportato indietro la mia lettera?”
“Sì.”
“Dimmi.”
“Mi sono teleportato in diverse locazioni per mascherare la mia traccia. Ho atteso un po’ di tempo prima di fare l’ultimo salto, per essere certo di non venire seguito.
“Ed eri stato seguito?”
“No.”
“Molto bene. Lucius, c’è altro?”
“Mi dispiace, mio signore. Crabble sta cercando di mettere tutto a posto, ma c’è confusione stanotte al Ministero e senza persona di contatto rimasta là…”
“Risparmiami i dettagli. Puoi andare. Severus… Resta.”
Lucius si incupì ma non disse nulla. Si voltò per andare e le porte si chiusero dietro di lui.
“Mio signore?”
“C’è nulla che vuoi dirmi, Severus?”
Davvero non c’era niente, ma forse confessare una parte di quanto era accaduto per davvero avrebbe reso l’intera storia più convincente. E se Voldemort avesse deciso di controllare la differenti locazioni che aveva menzionato senza specificare…
“Mi sono Teleportato a Hogsmeade. Lo so che è un errore. Non avrei dovuto scegliere quel posto.”
“Sì. Infatti.”
Voldemort fece una pausa e il cuore di Severus prese a battere così forte da far male. Resistette alla necessità di cacciare altre scuse. Davvero non voleva apparire disperato.
“Sei sicuro almeno che nessuno abbia seguito le tue tracce al ritorno?”
“Sì.”
Un altro lungo momento di silenzio e Severus era terrorizzato dalla successiva domanda di Voldemort.

“Voglio sapere la tua opinione. Chi pensi che mi stia tradendo?”
Lui lo sapeva. Voldemort lo stava sospettando. Da tempo. Pensò rapido a tirare fuori qualche nome per allontanare i sospetti da sé. Ma quello lo avrebbe reso più sospettoso che mai…
“Di certo non è Nott,” disse con una smorfia. “Non potrebbe dire bugie nemmeno a un cieco e sordo senza venire scoperto.”
“Che dici di Lucius?”
Severus quasi balbettò. “No!” gridò, e poi si morse la lingua, stupefatto dalla sua reazione istintiva.
“Ne sei certo? Deve essere qualcuno vicino a me.”
Severus pensò ancora a una diversione. Era tentato. Lucius non era suo amico. Non più. Non un amico vero… ma allora non c’era problema, o c’era?
“Sì, sono certo. Non c’è nessuno più leale di Lucius.” E poi comprese. “Ma quello lo sai, no? Perché mai me lo chiedi?”
Voldemort si alzò dal suo scranno e prese a muoversi verso di lui, ma si trattenne. Severus poté notare una contrazione nel viso del Signore Oscuro. “Ero curioso di vedere la tua reazione, tutto qui. Ora puoi andare.”
Severus uscì dalla stanza, e sperò che Voldemort non lo avesse visto impallidire così tanto. Lucius stava aspettandolo fuori, ma Severus lo lasciò là in piedi e non smise di camminare fino a quando non uscì dall’edificio e non poté Teleportarsi.
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Rimase in piedi parecchi minuti davanti alla porta di lei.
Dumbledore gli aveva fatto il suo bel discorso ma a malapena ne ricordava i particolari. Sapeva di essersi scordato di fare la richiesta di espulsione della Granger, ma non era quello che davvero gli importava. Ovvio aveva detto al preside dell’altra spia. Ricordava senza dubbio lo sguardo confuso sul volto di Dumbledore, il che parlava da solo. Appena Dumbledore ricordò la McGonagall, Severus aveva deciso di chiudere la conversazione. Non voleva che Dumbledore sapesse come si sentiva a riguardo dell’intera faccenda. Un po’ perché lui stesso non lo sapeva, e un po’ perché era arrabbiato per quanto era stato ignaro del pericolo in cui aveva messo chiunque non volesse lasciarlo solo nella sua missione. Dumbledore, come sempre, non gli aveva dato alcun ordine diretto, ma Severus aveva deciso di dire alla McGonagall che non ci sarebbero stati altri incontri futuri.
Bussò, e la porta venne aperta prima che potesse solo abbassar la amno. L’espressione sul volto della McGonagall era rigida.
Severus fece il paio con quella faccia.
“Volevo solo essere sicura che tu non eri… che stai bene.”
“Sto bene.”
“Meglio.”
I secondi passarono e il silenzio divenne pesante mentre lei se ne stava in piedi sulla soglia.
“Posso entrare?” le chiese, pentendosene all’istante. Non era quello che aveva progettato di dirle. Voleva rendere il momento più veloce e semplice poteva.
“E’ tardi.”
“Sì, lo so. E’ meglio che me ne vada. Buona-“
Lei gli troncò il discorso a metà e tornò nella stanza, lasciando la porta aperta. “Ho fatto del caffè,” disse, senza voltarsi.
Severus poté vederla arretrare in un’altra stanza e sentì un fischio di sottofondo.
“Pensavo volessi entrare?” schioccò dal dentro la voce di Minerva. “Non fare tante storie adesso! Fai entrare tutto il freddo.”
Severus sospirò. “Allora bevo il mio caffè,” le disse sempre restando sulla porta.
Minerva sporse la testa fuori dalla cucina. “Allora? Ho sempre sospettato che tu fossi del tipo con-molto-zucchero.” Gli diede uno sguardo di sfida e lui lo rese.
“Lo sai, Minerva, qualche volta le cose sono proprio come appaiono.”
-------------------------------- F I N E --------------------------------
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ASPETTATE, ASPETTATE…. Nel frattempo, nella Sala Comune del Grifondoro:
“Lo hai preso?”
“No. Sono stata inseguita da alcune creature che hanno provato a uccidermi.”
“Cosa?!”
“E’ stato orribile! La prossima volta ci vai tu, Ron.”
“Ma non so trasformarmi in una volpe.”
“E io non so ritrasformarmi in un umano. Non lo farò mai più prima di finire l’addestramento. Mi ha del tutto sconvolto. Ho quasi -“
“Cosa è successo?”
“Non posso dirtelo.”
“Cosa? Perché?”
“Dumbledore mi ha fatto giurare il silenzio.”
“E lui cosa c’entra? E perché tanta segretezza?”
“Questo è quanto non posso dirti, non mi stai ascoltando? Lui e la McGonagall mi hanno meso in punizione per il resto del trimestre. Per non dire dei punti levati, adesso non potrò più divenare Prefetto.”
“Oh, Hermione! Questo non è certo il nostro peggiore problema. Se non rimedi gli ingredienti, non potremo fare la pozione.”
“Non me lo dire.”
“Allora?”
“Fammi pensare! Forse… potremo chiedere a Snape.”
“Ehm… ancora?”
“No. Fidati di me. Posso non diventare Prefetto mai più, ma come minimo sono bene informata!”
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