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Mercoledì, 25. Aprile 2007

Copertura parte prima
di copertura, 22:19




COPERTURA


LEGGO DELL'ALTRO :
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COPERTURA - COVER  PG - English - Drama/Humor    -    This story takes place in Harry's fifth year. Snape must deliver a letter for Voldemort, but…– tradotto da Ulnaris de Danaan e Cuccussètte   -  Per tutti  - Genere : Humor \ Drammatico - Snape deve consegnare una lettera per conto diVoldemort però ne succedono di tutti i colori !

Leggi qua l’originale : http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1367353

 

PARTE PRIMA

 Ci avevano fatto l’abitudine. Il più delle volte che tornava dalle riunioni dei Mangiamorte, la McGonagall lo andava a prendere. Camminavano insieme tornando indietro verso Hogwarts e qualche volta facevano brevi conversazioni. Cinque o sei frasi non potevano essere chiamate vere e proprie conversazioni, ma lui lo apprezzava. Non avevano mai parlato di spionaggio o fatti personali, ma l’insegnamento e gli studenti erano argomenti tranquilli. Era una specie di… calmante. Non che lui lo ammettesse.
Quella sera, era presto.
Dopo una prima serata senza movimento, basata su ascolti strategici e insoddisfacenti confronti di sguardo col serpente di Voldemort – insoddisfacenti per il serpente, ovvio – Voldemort lo aveva mandato a portare una lettera a uno dei Mangiamorte di alto rango piazzati al Ministero della Magia. Grande affare. Voldemort aveva progettato incursioni sul personale del Ministero da settimane, e adesso aveva fatto la prima mossa per essere preparato. Era stato anche assai chiaro, Severus non poteva dilungarsi per questo appuntamento, e doveva fare immediatamente ritorno.
Ma se l’incursione doveva iniziare la notte stessa, doveva informare Dumbledore prima possibile, in effetti, prima di incontrare il suo contatto.  Così aveva deciso di correre il rischio di Teleportarsi a Hogsmeade prima, e dare il compito alla McGonagall di radunare l’intelligence da Dumbledore. Ecco che utile spia era, pensò con amarezza Severus. Non era riuscito neppure ad aprire la lettera. Ma a sua volta, Voldemort era diventato cauto nel proteggere le sue informazioni, sul serio.
“Minerva, ci sei?” chiamò nell’attimo esatto in cui apparve.
Nessuna risposta. Controllò rapido il posto per cercare tracce del gatto. “McGonagall!” sibilò. Dannazione! Una volta che c’era bisogno della donna! Molto bene, allora. Avrebbe richiamato Edgar, il suo gufo, e le avrebbe scritto due righe. Evocò carta e calamaio, prese a scrivere e… gli mancava qualcosa di importante. Qualcosa di cui si era appena accorto. Dio, quanto odiava non capire! Da quando aveva ripreso la sua attività di agente segreto perdeva la concentrazione con tanta facilità. Non aveva mai avuto a che fare con questa carenza di memoria, prima di adesso, dimenticandosi cose, appisolandosi alle riunioni dei professori, perdendo per strada indizi nonostante i rimbrotti sarcastici e pensando lento.
Si guardò attorno un’altra volta, in cerca di quello che poteva aver lasciato perdere. Era dietro un cespuglio, un poco nascosto, ma ben riconoscibile. Come poteva aver sorvolato su quel particolare! C’era sangue sulla neve – e pelliccia.
Lo fissò per mancanza di idee su cosa altro fare. Così, la McGonagall era stata lì. Cercò di concentrarsi di nuovo e sentì il cuore pulsargli troppo rapido, cosa che non lo aiutava davvero. Comunque ce la fece a vedere delle orme. Due di esse, se ne andavano dalla città per inoltrarsi nella Foresta Proibita.
Senza pensarci su due volte, prese a correre e si fermò di colpo, con l’occhio alle sue tracce. Non poteva seguirla. Doveva portare quella lettera a Londra prima che Voldmort lo scoprisse – cosa assai probabile. Edgar poteva portare quel messaggio a Hogwarts e loro avrebbero potuto cercare la McGonagall. Non poteva rischiare di rovinarsi la copertura per nessun motivo. Non aveva tempo. Non poteva… lasciare che le accadesse qualcosa.
Riprese a correre. Doveva trovare un modo di nascondere tutto, più tardi.
Così Severus si fece strada attraverso la neve, stringendo stretta la lettera nella mano pallida.

 

******

Minerva finì l’ultima tazza di caffè della giornata. Era sempre un po’ in ritardo, ma nemmeno Snape era mai puntuale, perlomeno per queste occasioni particolari. Così s’era concessa il tempo per pulire il piatto e riporre le sue carte, sorridente e concentrata su sé stessa. Oggi Longbottom aveva avuto un’altra crisi a trasfigurazioni. Decise che sarebbe stato l’argomento perfetto per stuzzicare Severus. Il sorriso divenne malizioso, immaginando lo sguardo sul suo viso e la voce che avrebbe di certo sbuffato. Dieci punti dal Grifondoro!
Cinque minuti dopo un gatto soriano lasciò Hogwarts e avanò nella neve gelata fin a Hogsmeade. Non aveva detto ad anima viva dei suoi incontri notturni con il capo Casa dei Serpeverde, e intendeva continuare ad agire così. Non che lei, comunque, potesse comprendere del tutto cosa comportasse essere una spia su Voldemort; ma non aveva mai avuto prima esperienze di affari segreti. Era qualcosa al di fuori del comportamento abiutuale. Era eccitante. Ovvio, una parte di lei era sempre assai preoccupata, e lei si ostinava ad ignorarla.
Rallentò, non le piaceva dare l’impressione di essere sovraeccitata o –
Si raggelò. Il naso da gatto aveva colto l’odore di sangue fresco. Si concentrò su quell’aroma, e lo seguì con attenzione; andava in direzione del punto di incontro. Cercò di calmarsi; tutte le volte che attendeva Snape era atterrita dall’idea che potesse essergli successo qualcosa del genere- che potesse tornare ferito, o non tornare affatto. No. Si trattenne dal seguire più a lungo un simile pensiero.
Quando giunse, lo scenario non era quello che aveva temuto. Il sangue non era di Snape e il batticuore rallentò. Puzzava di sangue di animale e c’era del pelo e due paia di piccole impronte; Snape di certo aveva seguito la traccia. Si incupì. Ma perché? Cosa stava pensando? Riguardò le impronte. Buon signore, non avrà mica pensato che siano le mie? Scosse la testa incredula. Bene, la Foresta Proibita era lì davanti. Come minimo, lui non era ferito e con le impronte chiare come erano quelle nella neve, non le sarebbe stato difficile raggiungerlo.


*******

Sentiva molto freddo. Ed era bagnato. E quell’albero era davvero molto alto. Davvero non voleva doversi arrampicare, così prima provò a gridare.
“McGonagall! Sei lassù?” Ascoltò con molta attenzione, però poté sentire solo il battere dei suoi denti.
“Sono qua di passaggio, così, perché non te ne salti giù che ti prendo?”
Dannazione, non serviva a niente. Eppure qualcosa si era arrampicato sull’albero. C’erano unghiate ovunque sul tronco, e le tracce non proseguivano, così…
“Minerva?”
Alla fine un lungo ringhiare gli rispose. Non era il suono che si era atteso da un micio: dopotutto, era la McGonagall.
“Oh, scendi giù! I gatti hanno paura dell’altezza, non è vero?” Quelli forse erano i cani, ma chi lo poteva dire…
Protese le braccia e – fu distratto da qualcosa che si strofinava contro la gamba. Guardò giù. Una piccola volpe arruffata guardò indietro e iniziò a guaire contro la sua veste; apparentemente tentava di ottenere la sua attenzione. Era macchiata di sangue e sembrava piuttosto… indignata. Conosceva quel genere di espressione. La volpe aveva pure una coda troppo grossa e cespugliosa; la pelliccia pareva increspata. Oh, no, non c’era altra possibilità che fosse…
Severus passò alla ‘modalità insegnante ’ con velocità incredibile, non più preoccupato di dover nascondere la rabbia.
“Granger! Che stai facendo qua?” tuonò. Sarebbe apparso più intimidatorio, se non avesse avuto ancora le braccia sollevate in alto. “Sei espulsa! E non cercare di dirmi che non ti sei accorta di essere rimasta fuori dalla scuola, passato il coprifuoco. Scommetto che non è parte del tuo addestramento da Animagus. Stai cercando di farti ammazzare, sciocca ragazzina? Se è così – ti posso essere d’aiuto. Tu, di tutti gli studenti, dovresti avereabbastanza cervello da… Smettila di biascicare addosso a me!”
Hermione fece una smorfia.
“Che cosa è?” guardò in alto. Qualcosa cadde giù. Afferrò la volpe ed estrasse la bacchette in un solo rapido e riuscì a levarsi di mezzo in tempo.
In una frazione di secondo una parte del suo cervello identificò la cosa come un Predatore. Una creatura con la capacità di assumere la stessa taglia della vittima. Era veloce e letale, e aveva la stessa taglia del Professor Snape- ed era atterrato a distanza troppo ravvicinata perché potesse tirare a bruciapelo. Una zampa saettò per attaccare e Severus svelto si voltò, coprendo la volpe.
Gli artigli squarciarono gli abiti e la carne lungo la schiena; a malapena se ne accorse. Chiuse gli occhi. “Lumos Solaris!” Balzò indietro portandosi fuori tiro e si girò per finire la magia da una distanza di sicurezza. Il Predatore venne accecato ma aggredì con furia, protendendo le zampe. Severus era sul punto di lanciare un incantesimo stordente quando la creatura saltò. La maledizione colse il Predatore a mezz’aria, però nemmeno ci fece caso. Piombò addosso a Severus a tutta forza, scagliandolo a terra e facendolo scivolare sulla neve fino a quando un albero non lo fermò. La Granger gettò un gemito acuto – e Severus sentì i suoi artigli bucargli il braccio. Agì di istinto. “Avara Kedavra!”
Il predatore morì ancor prima di toccare il terreno.
Gli ci volle quasi un minuto prima di potersi rimettere in piedi. Non gettò una seconda occhiata alla creatura, cercando di ignorare che aveva fatto uso di una Implacabile. Lasciò la presa stretta, forse dolorosa, sulla volpe e rapido ispezionò le ferite della Granger. Erano tutti piccoli tagli. Era stata troppo fortunata, a parere suo. Lei gli gettò uno sguardo di accusa, come se potesse leggere i pensieri.
“Granger, trasformati all’istante,” disse gelido e la Granger si lamentò.
“Non può,” venne una voce dietro di sé.
Lui si volse ruotando su sé stesso, preso di sorpresa.
“Severus, in nome del cielo, che cosa è successo qui?” La McGonagall sembrava del tutto sorpresa. Fissava il Predatore morto e poi lui. In altre circostanze la sua faccia incredula lo avrebbe colpito.
Severus raccolse la volpe ed avanzò verso Minerva.”Se fosse stata nella mia Casa…” disse secco, porgendole la volpe. Non riuscì a finire il rimprovero. Ebbe appena tempo di pensare che quella ferita alla schiena poteva essere abbastanza profonda per farlo svenire – che svenne per davvero.

***********

Severus sedette e vide la Granger seduta su un ciocco. Era stata ritrasformata e aveva un aspetto pietoso oltre ogni dire. Questo perlomeno se l’era meritato.
“Quanto – quanto sono stato fuori combattimento, esattamente ?”
“Non so esattamente,” scattò Minerva. Era di pessimo umore, delusa parecchio da Hermione, e Snape era ferito. Per non dover dire della creatura morta di cui avrebbero dovuto dare spiegazioni.
“Penso che sei rimasto svenuto per tre quarti d’ora. Hai perso parecchio sangue e credo che sarebbe meglio che riposassi per un po’ prima che-“ Fu interrotta da Severus che era impallidito quanto un cadavere. “Severus, ma stai bene?”
“Devo andare,” gracchiò.
“Andare? Andare dove? Per fare cosa?”
All’improvviso esplose in frenesia. Evocò una nuova veste e fece un incantesimo pulente per liberarsi dal sangue. Poi lanciò un altro incanto curativo di cui mai Minerva aveva sentito parlare fino a quel momento. Strinse le labbra. Altra Magia Oscura davanti a una studentessa.
“Porta indietro la Signorina Granger,” le ordinò breve, guardandosi attorno confuso. “Quanto siamo lontani da Hogsmeade? Siamo in una zona che appartiene ai terreni di Hogwarts?”
Minerva era indignata. “Dovresti sapere che meglio di me… e non andrò da nessuna parte finché non me lo dici –“
“Finiscila. Ne discutemmo una volta e non ho intenzione di ripetere. Tu  - “ si fermò. Qualcosa era scivolato di nuovo nella sua mente. O dalla sua mano. Gli si seccò la bocca.
“Dove sta la lettera?”
“Che lettera?”
“La lettera da, lo sai… quella che si supponeva avrei…”
Severus si coprì il volto con le mani. Doveva calmarsi e schiarirsi la testa. Aveva la lettera in mano quando era venuto lì. Quando poi… ovvio. Teneva una volpe in una mano e la sua bacchetta nell’altra, non c’era molto spazio per altre cose. Si raddrizzò e prese a cercare.
“Lumos!”
Minerva non era una mente torpida e vedendo Snape sull’orlo dell, beh --- dell’esplosione, le diede parecchi buoni indizi.”Signorina Granger,” disse lenta, “Sarà meglio aiutare il Professor Snape a trovare la sua lettera.”
Ci mise quello che gli sembrò un anno per trovarla. E fu grazie al suggerimento della Granger di cercare sotto il Predatore che ce la fece.
Minerva sollevò la lettera e scrutò l’indirizzo. “Dimmi che non è quello che penso.”
Lui gliela strappò dalle mani. “Lo è. E devo consegnarla. Non mi intralciare!”
“Ma… non sei assai in ritardo per quella?” sbuffò Minerva, perdendo la sua compostezza rigida. “Lo saprà! Non puoi tornate!”
Severus cercò di ignorarla. E cercò di ignorare che era spaventato. Prese ad arretrare, scostandosi dall’ improvvisa apprensione della McGonagall, quando lei all’improvviso lo agguantò per le spalle trattenendolo stretto.
“Mi stai ascoltando?”
“Sì! Ma non posso restare. Non posso tirare via così la mia copertura. Non- Non posso proprio.”
“Verrai ucciso”E’ quello che –“
“No,” gemette, afferrandole i polsi. “Togliti!” La spinse indietro, forte. Lei sbatté contro l’albero e Severus poté vedere il suo ritrarsi.
“Ma cosa stai facendo?” gridò Hermione. “Vai via da lei!”
“Va tutto bene, signorina Granger,”Minerva indurì la voce. “Resta indietro.”
“Ma –“
“Fai quello che ti dico!” Il dolore la faceva ansimare. Guardò vacua Snape, che non si era mosso di un millimetro, e notò la strana espressione sul suo volto.
“Minerva…”
“Ti prego, non andare.
Non devi fare questo."
Lui non voleva. Voleva andare a casa. Ma quello era semplice. E le cose semplici non sono sempre quelle giuste. Non per lui, comunque. Si schiarì la gola. “Signorina Granger, per favore illuminaci con la tua saggezza. Sembra che siamo andati di fuori. Dove –“
“Devi andare… circa mezzo miglio nella direzione da cui sei venuto. Allora sarai fuori dai terreni di Hogwarts.” Lo fissò.” Ti ci vorrà circa cinque minuti per arrivare là, e dieci in più per raggiungere Hogs
meade – se corri.”

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